"Parolieri del web" tutelati, anzi no

Approvata il 26 luglio scorso e da poco in vigore, la legge sulla tutela del diritto d'autore (la 248/2000) ha come fine quello di combattere la pirateria e la contraffazione. 
La nuova disciplina, integrando una normativa vecchia di quasi 60 anni, mira a dare certezze ai creatori delle opere d'ingegno che vivono di creatività e per la creatività.

Ma davvero sono stati tutelati tutti i generi della produzione culturale? O la 248/2000 si è preoccupata di dare protezione solo all'industria dell'audiovisivo e del software?
È vero, le nuove norme sul copyright tutelano anche il mondo dell'editoria, o meglio, solo qualche aspetto di esso. Sì, perché c'è da chiedersi: e chi scrive su Internet? chi affida i propri pensieri alla "grande sorella" rete è tutelato o è lasciato alla mercé di chiunque lo voglia copiare?
 

Mi sembra, infatti, che la tutela dei "parolieri del web" sia, nella legge, solo intuibile e soltanto in sporadici princìpi.
Esempio. L'articolo 14 comma 1 lettera b) punisce, se il fatto è commesso per uso non personale, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinque a trenta milioni di lire chiunque a fini di lucro "abusivamente riproduce, trasmette o diffonde in pubblico, con qualsiasi procedimento, opere o parti di opere letterarie, drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico-musicali, ovvero multimediali, anche se inserite in opere collettive o composite o banche dati".
Ben poco, se si pensa che siamo di fronte ad una forma di produzione culturale inserita in una realtà ormai consolidata, quale è quella di Internet.

Come proteggere, allora, autori che pubblicano opere sul web, giornalisti che scrivono pezzi online e, di conseguenza, editori che operano per via telematica? Quali misure adottare per arrivare davvero ad avere per questa forma di produzione culturale che "gira" in rete una efficace tutela che vada al di là di ogni ambiguità normativa?
D'accordo, la "libera circolazione d'informazione" è un bene irrinunciabile (soprattutto) in una società alle prese con le sfide della globalizzazione, ma come garantire la tutela dei diritti patrimoniali connessi alla diffusione e commercializzazione di tale tipo di creatività?
Quali le soluzioni?

Si potrebbe, per esempio, prevedere l'accesso libero a tutte le home page dei siti web che hanno dei link contenenti opere editoriali oggetto di tutela del diritto d'autore. Cliccando i link, si aprirebbero delle form da riempire per accedere alle pagine con i testi: il lettore sarebbe tenuto a inserire i dati personali e un codice identificativo, accettando di pagare un canone a tempo. Parte del canone potrebbe essere destinato al pagamento dei diritti d'autore per le opere editoriali "visitate".

Sistemi come questi, però, potrebbero rivelarsi sì efficaci in termini di tutela, ma sarebbero (forse a ragione) sicuramente impopolari, in quanto farebbero venir meno l'esigenza di assicurare la più ampia libertà di accesso ad Internet da parte dei cittadini.

Probabilmente proprio per salvaguardare lo spirito libero che anima la rete, le stesse istituzioni tendono ad avere una sorta di rifiuto morale ad intervenire nel merito con una normativa adeguata e moderna, ricca di princìpi e istituti giuridici particolarmente elastici, aderenti e adattabili, attraverso l'interpretazione del giudice, alle concrete situazioni della mutevole realtà del contesto sociale.

Può anche darsi che il legislatore non sia abbastanza fornito di conoscenze e strumenti specifici capaci di aggredire una realtà che, come tutte le innovazioni a 360° degli stili di vita, accompagna ad indubbi aspetti di utilità altrettanti indubbi rischi. 

Quel che è vero è che la 248/2000 ha adottato terminologie, schemi contrattuali, definizioni giuridiche di fenomeni di utilizzazione legate più ad opere dell'ingegno dai contorni ben definiti e definibili, piuttosto che disciplinare nuove realtà di carattere creativo, come può essere quella dei "parolieri del web".

Giuseppe Castrignanò


 

Giuseppe Castrignanò vive e lavora a Copertino (Lecce).
Nel marzo del 2000 si è laureato in giurisprudenza presso l'università di Bari con una tesi su "Telelavoro e Disabilità: Sistema produttivo, potenzialità applicative e legge sul collocamento mirato". Nel luglio del 2000 ha conseguito l'attestato
in "Comunicatore di Impresa via Internet", riconosciuto dalla Comunità Europea.


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www.mestierediscrivere.com

 

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